giovedì 18 dicembre 2014

Mōdraniht - La notte delle Madri Matrone e Disir

Devozione 2# : Antenati


Mōdraniht ( in inglese antico "Mothers Night "o" Mothers'-Night") la cui controparte estiva a volte è conosciuta come Eostur-Monath; è una festività di origine anglosassone, che cade alla viglia solstizio d’inverno. Si presume che durante questa celebrazione si attuasse un sacrificio.
Riferimenti di questa festa sono presenti negli scritti di Beda nella sua opera latina dell’8° secolo De temporum ratione . In oltre gli studiosi attestano somiglianze tra la festività anglosassone e quella germanica, in particolare quelli che coinvolgono le Disir, o le germaniche Matres e Matrones.
Rudolf Simek nel suo Dizionario di Northern Mythology descrive il Mōdraniht "come una festa sacrificale germanica, associata al culto della Matrona, da un lato, e dall'altro lo collega al Dísablót e Disting già noti dalla Scandinavia medievale. Unendo le due cose come un anello di congiunzione cronologico tra le diverse forme di culto germanico”. 
Per quanto riguarda l'attestazione di Beda, lo studioso Philip A. Shaw (2011) commenta che "ciò che è riportato da Beda: il Modranect può essere in qualche misura confermato dalle iscrizioni votive romano-germaniche sulle matrone, e che pertanto non bisogna respingere il collegamento con le divinità anglosassoni forzatamente". 
Tuttavia, sono necessarie delle precisazioni: "Modraniht, id est Matrum noctem", vale a dire "modraniht”, è tradotto come la Notte delle Madri. E' importante notare che la parola anglosassone "modra- (niht)" e il latino “Matrum" sono al plurale, non al singolare. I pagani moderni spesso celebrano questa festa soprattutto come "Notte della Madre", concepito come la notte dell'anno in cui il figlio della Dea rinasce dal suo grembo. Questo è molto bello, ed è certamente un modo adatto per celebrare questo evento, ma non dobbiamo perdere di vista il fatto che Beda fù molto chiaro riportando la dicitura la " Notte delle Madri ", - quella che nei paesi scandinavi è chiamato Dísablót, Disting, o festa del Disir, le tribali anime-madri. E 'anche chiaro che, il festival descritto come un sacrificio, sia destinato principalmente per le madri defunte, rispetto a quelle “divine” o a quelli che vivono. Per madri defunte si intende, quelle donne che hanno vissuto e la morte ha reso fonte di saggezza e di forza per la loro vita di chi resta. Così, La Notte della Madre ha senso perfetto per festeggiare il solstizio, mentre con il Mothernight, è opportuno onorare le madri.
A questo proposito però è necessario operare un ulteriore una precisazione sulle Disir, di cui ho già scritto in passato, esse sono le Madri- Matrone (sebbene tale definizione sia comunque imperfetta) più conosciute nel mondo pagano di oggi. La comprensione di questi esseri è data grazie alle fonti scandinave, anche se le saghe spesso non sono considerate accuratamente veritiere in ogni punto, sembra molto probabile che i riferimenti alla Disarsalr (Disir-sale) e ai frequenti riferimenti ai sacrifici dei Dísablót siano storicamente corretti.  Ciò che è’ importante sottolineare però, è che in Scandinavia, il festival più comune del Disir che ha luogo presso Winternights, cade la metà di ottobre, dopo il raccolto. Ciò è in contrasto con la ricorrenza anglosassone Mothernight a Yule, rispetto alla data, ma le caratteristiche della festa sembrano tuttavia essere molto simili.

Tempo:
Nelle tradizioni nordiche, Yule è la più importante tra le festività. Essa è ben radicata nella tradizione, ed è celebrata dai popoli fin dall'antichitàpre-cristiana, che ha poi cambiato “veste” a questa celebrazione, demonizzando i vecchi culti.
Le decorazioni come, l’albero di Natale, le candele che illuminano la casa, in particolar modo quelle poste sui davanzali, le ricette tradizionali culinarie, fino alla figura di Babbo Natale, come ben noto, hanno tutti origine pagana.
Ciò che forse tutti non sanno è che questa ricorrenza è stata a sua volta modificata nelle stesse tradizioni neopagane, poiché Yule nel passato, aveva una durata di tre giorni, cadendo esattamente con il giorno del solstizio al centro, e si sviluppava ancora per dodici giorni e dodici notti. Le dodici sere rappresentano l’intero anno e dovevano essere passate in famiglia e con gli amici. In questo periodo, in oltre, cosa di cui non si fa mai menzione, è che il contatto con il mondo dei morti è più facile, aiutando così a comunicare con i propri antenati, da qui ecco la Notte delle Madri.
La prima notte di Yule è appunto la Notte delle Madri, alcuni tradizionalisti la celebrano il 20 di Dicembre, appunto alla vigliala della data del Solstizio, che però sappiamo, non cadere sempre esattamente il 21.
Tuttavia, è opportuno celebrare questa festa il 20 di dicembre, affinché le dodici notti consecutive, facciano cadere l’ultimo giorno a Capodanno. In ogni caso, ciò non vieta che le dodici notti termino prima della fine dell’anno o addirittura si prolunghino nel mese di gennaio, poiché l’ultimo dell’anno e capodanno possono essere visti quasi come un unico giorno.
Particolarmente sacre in questa notte sono del Disir, come abbiamo già detto, e la Dea Frigg, nell'aspetto della madre. Durante la Vigilia del Solstizio, la notte più lunga dell'anno, nel Nord Europa, si diceva che nel buio di quella notte, Frigg  diede alla luce Baldur, cosi bello e 'raggiante' il più amato tra gli Dei.
La benedizione di questa dea è ancora invocata dalle partorienti per lenire sofferenze e limitare i dolori o i rischi. Il rituale consiste in una candela bianca accesa la notte del Solstizio d'Inverno, usata come fascino per garantire un parto sereno. Questo assicurò l'ampiamente riconosciuto attributo di nutrice e madre alla dea nordica.
Dall'altra parte invece, durante la dodicesima notte era opportuno stimare liste di ciò che si spera realizzare durante il nuovo anno, si traggono bilanci e auspici.
Non solo durante questa notte proprio per la vicinanza con il mondo degli antenati e dei morti, è possibile scacciare gli spiriti indesiderati. In alcune tradizioni durante questa notte si fa una veglia, dove in compagnia di una fiaccola qualcuno rimane sempre sveglio.

Il culto delle Madri Matron, delle Disir e le Ideses:
Il bisogno di fiducia e conciliazione con la divinità materna era molto importante durante questo periodo dell’anno dove il clima rigido, privo del supporto della tecnologia o della modernità di cui ci serviamo oggi, metteva a dura prova i popoli e i loro mezzi di sostentamento.
Le prime testimonianze scritte del culto riservato alle Matrone iniziano durante il primo secolo d.C, predominando soprattutto in Germania, Gallia orientale e Nord d’Italia, raggiungendo poi Scozia, Frisai, Spagna del sud e Roma e prolungandosi per circa cinque secoli, fino alle imposizioni cristiane.
Più di 1100 pietre votive e altari alle "matrone" o le madri sono stati trovati fino ad oggi, oltre la metà dei quali dedicato a esseri con nomi chiaramente germanici; gli altri sono di origine celtica o non è chiaro se celtica o germanica. Il popolo germanico e quello celtico apparentemente condividevano queste credenze come già menzionato, come con una serie di altre somiglianze tra il culto di questi popoli.
Ciò che sappiamo è che presso queste pietre votive improntate sul culto delle madri si lasciavano diverse offerte, da cui oggi possiamo trarre esempio:
-Ciotole brucia incensi
-Sacrifici di frutta, pesce e carene 8in particolare maiale)
-Sacrifici di piante, alberi, neonati, bambini, panni utilizzati per gli infanti, e serpenti.
Generalmente le immagini raffiguranti le Madri di questi altari votivi, le raffiguravano in gruppi di tre, benché siano state raffigurate anche due o una sola di esse. Solitamente tale raffigurazione riportava nelle mani di una delle donne un cesto di frutta o un neonato. Le loro acconciature e i loro vestiti indicavano lo stato di “Matrona”. Ovvero la raffigurazione a cui anche le moderne tradizione ci hanno abituati: Maiden, Mother and Crone – Fanciulla, Madre e Anziana, dove la centrale , ovvero la donna con un età intermedia, aveva i capelli sciolti e portava appunto il cesto o il bambino.
A volte queste pietre votive venivano forgiate da soldati e marinai germanici durante le legioni dell’impero romano, e piuttosto che per donne o divinità femminili, queste pietre venivano erette a nome di tutta la famiglia o del Clan da cui discendeva questa persona. Era evidente dalle iscrizioni come questi invocasse la protezione, la salute, il benessere e la fortuna in battaglia proprio alle Madri, o più semplicemente voleva essere un ringraziamento per ciò che esse avevano già fatto.
Le iscrizioni sono generalmente in latino e nomi della matrona sono latinizzati, anche se la gente che li ha incisi era germanica o celtica.
Le funzioni primarie delle madri, come mostrato nelle iscrizioni, erano aiutare nel momento del bisogno, di proteggere, di vegliare su una famiglia o su un Clan, per aiutare nella fertilità e nel parto, per guarire, e possibilmente dare protezione in battaglia. Inoltre, molte delle iscrizioni sembrano essere dedicate a dee d’acqua o spiriti, che hanno il nome del fiume o del luogo in cui risiedono. Viene semplice immaginare che queste, possano essere state fatte da persone che dovevano viaggiare per mare, o che lavoravano come pescatori, o ancora che chiedevano ad un fiume di non prosciugarsi.
I nomi delle madri sono molteplici; più di 100 nomi diversi, chiaramente germanici sono stati trovati fino ad oggi. Spesso i nomi sono quelli delle madri del Clan, o quelli appartenenti al folclore di un popolo, come si può vedere negli esempi di iscrizioni alle madri sveve, madri tedesche, madri frisone, ecc.. o ancora nomi di dee e spiriti del luogo ad esempio Renahenae del Reno.
Spesso le madri sono chiamate per le loro caratteristiche, per esempio per la protezione: Gabiae, Friagabiae, Alagabiae; o quelle potenti ad esempio Afliae; nel caso del Ahueccaniae, questo nome si riferisce al primo elemento, l'acqua, mentre l’Alaferhviae, raffigurato insieme con alberi, si pensa fosse un antica  parola tedesca che indicava albero o quercia; Altri nomi di Matrone sembrano avere tale combinazione albero/quercia. Ancora, Audrinehae invece, si riferisce probabilmente le potenze amiche del destino, mostrando una connessione con le Norne ecc...
Oltre a Frigg una delle dee con più probabili connessioni con la veste di Matrona, c'era Nehalennia, adorato soprattutto nelle regioni settentrionali germaniche continentali (Frisia, nel nord della Germania, Olanda ),Circa 60 iscrizioni sono a lei collegate, dove Ella viene raffigurata con un cesto di frutta, un cane o un remo o una nave. Si pensa che Nehalennia venisse considerata una dea della fertilità, patrona della materia a scopi pacifici, come la pesca e il commercio, ma anche come dea dei morti.
Taluni credono che Nehalennia potrebbe essere un altro nome che indicasse la dea venerata come Nerthus dalle tribù germaniche, che Tacito descrive come Madre Terra.

Anche in Scandinavia il collegamento tra Madri e luoghi specifici o caratteristiche naturali, se pur meno che in altri luoghi, era sentito, mentre molto più forte era la connessioni ancestrale. Spesso le Disir venivano collegate con la terra o caratteristiche del terreno, alcuni riferimenti parlano di landdisasteinar, o pietre della terra delle Disir, dove appunto questi esseri femminili vivevano all'interno delle rocce stesse. Non è chiarissima tuttavia, la differenziazione su come venivano viste le Disir, se come esseri della natura, spiriti ancestrali, o entrambe le cose.
Questo in ogni caso, accomuna le Disir con le Matrone del resto del continente, che chiaramente funzionano sia come spiriti del luogo/natura, sia come spiriti ancestrali materni. Per approfondire i dettagli  sulle considerazioni specifiche di questi esseri, sarebbe importante indagare nelle fonti e fare ricerche approfondite nel folclore scandinavo, ma tuttavia, si può pensare che la visione di questi spiriti potesse cambiare un po’ da luogo in luogo.
Una chiara differenza invece tra le Disir e le Matrone, è proprio quella delle iscrizioni a loro dedicate, infatti quelle che appartengono alle Disir non riportano quasi mai i loro nomi. Due eccezioni sono Thorgerd e Irpa, Disir molto potenti del clan Hladhr in Halogaland, dichiarati attendibili da Jarl Hakon. Queste Disir avevano un tempio elaborato e riservato, si pensava combattessero in battaglia con i propri parenti, comparendo nei cieli ,tiravano grandine come dardi sulla terra.
Questo esempio comunque è un eccezione, poiché la regola generale era un modello standard di pietra-altare con una rappresentazione indifferenziata di Disir anonime, che venivano in soccorso, spesso in sogno, per dare auspici e presagi o avvertimenti ai parenti, talvolta per aiutare durante il parto, portare fortuna, aiuto in battaglia e dare forza alla linea famigliare.
Nella tradizione scandinava, la caratteristica più dominante delle Disir era la connessione ancestrale con la famiglia, questo giocava un ruolo fondamentale nella quotidianità della fede del popolo.
Le saghe tuttavia, mostrano anche un lato oscuro delle Disir, dove la volontà di esse preannunciava la morte di un membro della famiglia, segnando che la sua fortuna era finita.
A volte questa connessione tra Disir e morte, sembrava essere più forzata dalla rabbia delle Idises, e dal loro bisogno di operare sacrifici, al fine magari, di riparare a un periodo di sfortuna, altre volte invece tale presagio, pare fosse la semplice dichiarazione che il congiunto morente si sarebbe unito alle Disir.
In questa veste, le Disir appaiono diverse dalle Matrone, alle quali non si facevano offerte votive per onorare il loro lato oscuro. Da sottolineare è anche che forse la documentazione che compare nelle saghe in tal merito, potrebbe essere stata esasperata dagli autori per aumentare la drammaticità della storia, più che per un reale aspetto oscuro di questi esseri.

Il culto delle Madri era seguito da tutti, senza alcuna riservatezza per caste sacerdotali: uomini e donne, gente comune e capi, soldati e civili.
Le genti, avevano una considerazione di tale culto molto personale, e molto intima. Le iscrizioni infatti spesso iniziano con aggettivi possessivi come “Mie Matrone” o “Nostre Matrone”; ciò ci collega ancora al Mōdraniht e alle Disir o alle antenate, appartenenti quindi alla propria famiglia o alla propria comunità, e non viste come Dee lontane, fuori dalla portata dei mortali.
Vi era molta fiducia nell'operato delle Madri-Matrone, ciò si evince dai numerosi reperti di ringraziamento.
Un piccolo collegamento doveroso, riguarda le Ideses,  menzionate poc'anzi, collegate alle Disir scandinave, vere  proprie Matrone viventi della tradizione germanico continentale. Esse erano generalmente venerate e rispettate, giocando un ruolo predominate nelle tribù, donne viventi la cui anima, dopo la morte, avrebbe raggiunto quella delle antenate.
Le Ideses erano sacerdotesse capo clan, streghe, sacrificatrici, abili negli attacchi magici, abili con le rune e i misteri. Erano una guida per la tribù, e in questo si distaccavano dall'idea di Matrona spirituale, in quanto erano decisamente più materiali e carenali. Un nome famoso di un Idesa è Veleda.
Se avete la “fortuna” di discendere da questo lignaggio, scoprirete che le Idesa, hanno un fotte legame con i propri discendenti. La riscoperta delle tradizioni etene è come un forte squillo di tromba per le Ideses che appartengono alla vostra linea di sangue, esse si presenteranno nella vostra vita con tutta la loro forza. In particolare sembrano essere interessate ai matrimoni pagani e alla fertilità, poiché questa sono faccende famigliari.
I campi su cui le Ideses operano sono gli stessi di sempre: consiglio, saggezza, protezione, fecondità, cura materna, aiuto nel momento del bisogno.
In oltre le Ideses, intervengono sul destino delle nostre linee famigliari, districando i fili del wyrd aggrovigliati, ripristinando la fedeltà verso una credenza e richiamando alla tradizione le generazioni future.



Onorare la linea di sangue:
Come detto, i culti delle Madri contemplano tra i principi della fede quello di onorare attraverso doni  il nostro lignaggio, l’incapacità di donare o di ricevere i doni che esse ci fanno, risulta essere ugualmente offensivo per questi esseri.
Il fatto stesso che molte tradizioni neo-pagane ignorino totalmente la devozione agli antenati (rilegandola a periodi limitati come Samhian) ha donato a questi esseri lati oscuri, rilegandole nel buoi, sottoterra, nel dimenticatoio, è quindi tempo di riportare alla luce, donando nuovo onore, accattando il legame, ricevendo l’antico potere trasmesso nella linea di sangue, ripristiniamo il legame di fedeltà con loro e verso una tradizione, invitandoli  nelle nostre case.
Durante la notte del Mōdraniht, accendete una candela su uno dei posti a tavola, se avete sedie a sufficienza adornatene una a festa, in questo modo date il benvenuto alle Madri al vostro tavolo, ma anche nel vostro cuore. Apparecchiate con le stoviglie migliori che avete, e lasciate il piatto per tutta la notte della loro festa (usanza che si è tramutata con il lasciare biscotti e latte per Babbo Natale la notte della viglia).
Sembra che tra i piatti più apprezzati ci sia porrige con latte, un zuppa o un budino di crema di latte, ale, sidro o idromele. Amano la frutta e il pesce affumicato.
Il giorno successivo alla festività il cibo dovrebbe essere donato agli animali domestici della famiglia, o a quelli selvatici che abitano fuori. Le bevande vanno versate all'aperto sulle radici di un albero.
Piccoli doni per le Madri possono essere appesi all'albero di Yule.
Come dono per voi potete chiedere alle vostre antenate, di mostrarsi a voi, soprattutto chiedere s evi sono Ideises nella vostra famiglia, così da affrontare il nuovo anno con la saggezza e la forza dei vostri antenati.



Fonti:
http://www.friggasweb.org/
L'Anello di Troth, nostro troth 1993 
Schoell, Hans Cristoph, Die Drei ewigen: Eine Untersuchung ueber Germanischen Bauernglauben ., Eugen Diederichs Verlag, Jena, 1936 
Simek, Rudolf, Dictionary of Mythology Nord , DS Brewer, 1993.
http://kadlinw.tripod.com/
www. wikipedia.com
Davidson, H. R. Ellis, Myths and Symbols in Pagan Europe, Syracuse University Press, 1988.
Edred Thorsson, A Book of Troth, Llewellyn Publications, 1992.
Foley, Daniel J., Christmas the World Over: How the Season of Joy and Good Will is Observed and Enjoyed by Peoples Here and Everywhere, page 26, Chilton Co., 1963.
HeimdallR, Listserv posting to "Asatru-FORN-SED," October 20, 2000.
Kvelduf Gundarsson, Teutonic Religion, Llewellyn Publications, 1993.
Tacitus, Germania, paragraph 26, Trans. M. Hutton, Loeb Classical Library, Harvard University Press, 1970.
Thaet Angelseaxisce Ealdriht, Holy Tides 
The Troth, Our Troth 
Simek, Rudolf, Dictionary of Northern Mythology, Trans. Angela Hall, D.S. Brewer, 2000.
Snorri Sturluson, Heimskringla, Trans. Lee Hollander, p. 12, University of Texas Press, 1995.
Jul-Fest -die Wintersonnenwende, visted October 24, 2000. 
Thomastag - Sonnenwende, visited October 24, 2000. 
Foto: L'altare delle "Tre Norne" di Viù (Piemonte)

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1 commento:

  1. Davvero interessante: anch'io conoscevo la notte della vigilia di Yule come "Notte della Madre" anziché "delle Madri". Ho solo una piccola curiosità: il masso nella foto è quello che è stato ritrovato a Viù (TO)?

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