mercoledì 28 dicembre 2011

44 Days of Witchery Modern Witch Lague ©

44 Days of Witchery
Modern Witch Lague ©

12- Picture of nature (air element).

martedì 27 dicembre 2011

lunedì 26 dicembre 2011

giovedì 22 dicembre 2011



Berserker e altri guerrieri totemici





I popoli primitivi e antichi possedevano una forma di spiritualità diversa dalla nostra.
Per loro il sovrannaturale ed il divino convivevano e si fondevano con la realtà quotidiana e fisica.
Lo “specialista” di questa forma di religione (termine improprio però) era lo sciamano.
Lo sciamano e lo sciamanesimo non rappresentano una religione ma un insieme di pratiche, culti e dogmi atti a portare il divino ed il sovrannaturale nella vita degli uomini e logicamente a saper interagire con entrambi i mondi.
Gli sciamani, uomini sacri, consacrati dopo una “chiamata” dal mondo sovrannaturale che può avvenire in vari modi, sono così guaritori, viaggiatori di universi metafisici e piani spirituali, medium, sacerdoti… ed in tal caso guerrieri.
Gli sciamani guerrieri sono una realtà rara, di cui troviamo un esempio concreto nei popoli germanici, nati dalla fusione tra popolazione autoctone nord europee di agricoltori relativamente pacifici dediti a culti femminili e naturali con gli invasori e bellicosi indoeuropei che possedevano un pantheon affollato da virili guerrieri.

Lo sciamano così, l’uomo sacro oltre che essere utile alla comunità come “medicine man” e come intermediario presso gli Spiriti era anche un guerriero, e il più temibile.
Secondo lo storico delle religioni Mircea Eliade, nella sua opera (la migliore sull’argomento) “Le sciamanisme” lo sciamanesimo è innanzitutto la padronanza delle tecniche dell’estasi. Lo sciamano non è un posseduto ma uno che domina gli spiriti per l’utilità della tribù usando l’estasi per spostarsi tra i mondi.
Proprio l’estasi è la tecnica sciamanico chiave (forse l’unica) di cui si servivano i guerrieri totemici germanici.
Gli sciamani guerrieri appartenevano ad una casta a parte e si dividevano in gruppi che prendevano il nome dal loro animale totemico: Berserker (uomini orso), Ulfedhnar (lupo), Svinfylking (cinghiale).
Dei Berserker e Ulfedhnar si parla nella Saga di Egil, nella Saga di Hrolf e nella Saga di Yngling, nella saga di Grettir, nella Saga di Egil, nell’Edda… anche lo storico latino Tacito ne fa menzione.
Fino alla conversione al cristianesimo i berserker furono truppe d’elitè dei re scandinavi.
Vennero banditi nel 1015 e i gruppi organizzati scomparvero nel 1100.
Furono proprio le storie sugli ulfedhnar a contribuire alle leggende sui lupi mannari, il vescovo Olaus Magnus, ci parla di “Licantropi del Baltico”


Il Contratto con il dio

Questi guerrieri erano votati al dio Wotan/Odino, il re degli dei di Asgard, il dio che al tempo stesso rappresentava il potere regale, la saggezza, la conoscenza e la forza e naturalmente era il dio sciamano.
Il dio si accompagna con i suoi animali totemici: i due corvi parlanti Huggin e Munnin (Pensiero e Memoria) i lupi Geri e Freki (Affamato e Divoratore) ed a Sleipnir, il cavallo ad otto zampe (l’otto è il numero più vicino alla perfezione che è il nove, come sono nove i mondi che si diramano da Yggdrasil, il frassino che regge l’universo) che porta incise sui denti le Rune.
Proprio dal dio ricevevano protezione e forza, era Odino stesso ad inviare il furor e una volta morti sarebbero giunti nel paradiso degli eroi, il Walhalla , dove si addestravano accanto agli dei in attesa dell’ultima battaglia alla fine del mondo, il Ragnarok.
Wotan deriva dalla radice indoeuropea WAT, cioè furore guerresco ispirato, che oltre all’interpretazione di spietatezza e ferocia che usarono i cristiani per condannare queste pratiche, rappresenta una vera e propria rappresentazione dello spirito che si manifesta in tutta la sua potenza nel limitato corpo, veicolo temporale e che può quindi venirne trasformato.
I Guerrieri


Proprio di questo furore guerresco (che i romani chiamavano furor, soprattutto riferendosi ai guerrieri celti che vedremo più avanti nell’articolo) questi guerrieri si avvalevano per combattere.
Un addestramento nelle tecniche sciamaniche infatti permetteva di padroneggiare le tecniche per raggiungere stati di coscienza alterati.
Nello stato di furor i guerrieri divenivano simili alle bestie che li rappresentavano.
Ringhiavano, ululavano, andavano in battaglia incuranti del freddo, della fame, della fatica, delle ferite, sprezzanti della morte che anzi sfidavano e cercavano in battaglia come lasciapassare sicuro verso il Walahalla, il paradiso degli eroi.
In preda alla furia uccidevano chiunque si trovassero davanti.
Si dice che potessero combattere mentre il corpo era addormentato nella tenda (viaggi con il corpo astrale o energetico, peculiarità dello sciamano) e che potessero morire a causa della furia ribollente che innalzava oltre misura la loro temperatura corporea e li consumava dall’interno se non veniva placata.
Lo stato di furia dei berserker era chiamato “berserkergang” e si manifestava prima con una sensazione di freddo e tremori in seguito la temperatura si innalzava tantissimo e il guerriero uccideva e distruggeva indiscriminatamente (si dice me mordessero gli scudi) in seguito alla furia per alcuni giorni il guerriero cadeva in uno stato di torpore e depressione, tanto da avvalorare l’ipotesi che per aiutare la furia si usassero alcolici e piante psicotrope per riuscire a padroneggiare l’Ond, ovvero una potente energia cosmica.
Secondo il mito era proprio Odino a guidare il guerriero nello stato di furia.
Il rituale che portava alla furia era chiamato hamrammar (mutamento di forma) le cui modalità sembrano essere bevute rituali (bragafull) di una birra molto forte, l’uso di un preparato a base di amanita muscaria (fungo che a forti dosi può essere letale ma che opportunamente preparato funziona come allucinogeno e antidolorifico) ed erbe come la Digitale (che aumenta il battito cardiaco e l’adrenalina) e dei rituali di gruppo in cui si ricorreva a danze e canti fino allo sfinimento per raggiungere l’estasi. Il resto era affidato al dio, che come ho già detto, proteggeva il guerriero sciamano.

Alcune teorie moderne sui guerrieri totemici valgono la pena di essere esposte.
Secondo alcuni studiosi i berserker (ed affini) erano persone che già presentavano turbe psicologiche dalla nascita, forse malattie mentali congenite, dato che le cariche dei Guerrieri Sciamanici erano ereditarie.
La magia Empatica , ovvero una forte autosuggestione collettiva dovuto al fanatismo religioso potrebbe essere una causa delle peculiarità di questi guerrieri assieme ad un duro addestramento sin dall’infanzia che trasformava uomini in folli macchine per uccidere segnandone profondamente il corpo e la mente.
Le malattie che secondo alcuni potevano essere la causa, sono l’isteria e l’epilessia o la malattia di Paget che a causa di uno sviluppo abnorme delle ossa del teschio crea una pressione sul cervello che potrebbe essere la causa della rabbia del guerriero, infatti nella saga di Egil si parla di teste grosse e sgradevoli.
Le caste si distinguevano tra di loro oltre che per l’animale per il modo di combattere.
I berserker combattevano da soli mentre Uomini-Lupi e Uomini-Cinghiali usavano la forza del branco.
Su piastra in bronzo rinvenuta a Torslunda in Svezia, si riconosce un Guerriero Ulfedhnar con le proprie armi di appartenenza lancia e spada corta, il loro giaco di pelle era detto Vargstakkar.
Gli svinfylking combattevano in una particolar e formazione a cuneo dove i migliori due combattenti d’ascia “Rani” (musi) stavano alla punta.
Tracce delle confraternite guerriere (Mannerbunde, in Sassone) restano nei nomi che hanno come radice Bjorn (orso), oppure hanno nel nome Ulf.
Alcuni guerrieri avevano entrambi gli animali nel nome come Bjornulf e anche l’eroe del maggiore poema anglosassone Beowulf (orso-lupo).

Anche un personaggio Tolkieniano è ispirato dai berserker, Beorn, che ha la capacità di diventare orso a suo piacimento per combattere, come si vede anche dal nome.


La furia indoeuropea


“Cantami o diva del Pelide Achille l’ira funesta”, così inizia il forse più famoso canto epico del mondo.
Naturalmente stiamo parlando dell’Iliade che ci rispecchia una società aristocratica e guerriera, quella degli Achei, popolo indoeuropeo che aveva occupato la Grecia.
L’Iliade e l’Odissea sono l’enciclopedia tribale dei greci, infatti tutti gli aspetti di epoche remote come il concetto di ira o ad esempio i combattimenti sui carri.
Wolfgang Schadewaldt scrisse che l’ira “appartiene all’essenza dell’uomo omerico”, la collera era la reazione normale ad ogni torto.
Niente di più vero: una guerra di dieci anni è giustificata dal rapimento di una donna e quindi da un onore infangato.
E il motore egli eventi successivi è l’ira di un altro guerriero offeso a cui la tracotanza del capo ha portato via la donna.
A porre fine a tutto, evidentemente, serviva un uomo nuovo, Ulisse, che vince con l’intelletto e non con la forza.
Se poi pensiamo che secondo moderne teorie i poemi omerici hanno origine nordeuropea il paragone è molto azzeccato, ma meglio non divagare troppo…

Come già detto anche tra i Celti il furor era molto comune, ma il “furor teutonicus” era diverso da quello “gallicus”.
Mentre per il germanico la forza deriva dal contratto con il dio, per i celti il furor era il risultato di un desiderio esasperato di apparire un superuomo agli occhi altrui.
Il celta si propiziava certo le divinità ma desiderava solo gloria e ammirazione, che nella società celtica avevano come conseguenza l’ elevazione sociale.
Gli esempi noi mancano: Cuchulain si abbandonava a spericolate contorsioni sul carro, mentre l’occhio sinistro si chiudeva, il destro si allargava a dismisura, proprio come Odino che aveva dato un occhio per bere alla fonte della conoscenza.
La parziale cecità è una condizione privilegiata, possiamo citare le figura classica dell’Aedo greco, a cui si diceva che le Muse in cambio del talento togliessero la vista. In realtà una persona “cieca” significa solo una che non si ferma alle apparenze e filtra il mondo attraverso la sua interiorità.
Inoltre non sembra un caso che l’occhio mancante di Wotan fosse il destro: infatti gli occhio sono connessi all’emisfero opposto.
Accecare l’occhio destro significa diminuire la percezione dell’emisfero sinistro, logico, razionale e “materiale” e amplificare il raggio del destro, più intuitivo ed empatico.
Tornando ai celti, molto spesso nelle saghe si rintraccia un legame con il mondo animale (Cuchulain, “segugio di Cuch”) ma esso era ideologico e non totemico come quello germanico, un legame ideologico con mondoi classico: Ercole il più forte degli uomini portava la pelle di Nemeo, il più forte dei leoni.
Gli austeri romani invece videro il furor sempre negativamente, perché la furia era antitetica ai loro valori di autocontrollo, calma ed impeccabilità (la gravitas).
Però mentre il guerrieri celtici continuarono ad evolversi nel tempo, fino a sfociare, tramite la mediazione del cristianesimo, nel cavalieri medievale assieme alla virus guerriera dei classici, che miravano a superare limiti umani il guerriero totemico era chiuso in vicolo cieco.
Era disumano e legato al raggiungimento della bestialità, venne spazzato via con la conversione al cristianesimo di quei “barbari” ovvero germani stessi, che ormai dominavano l’Europa e si impegnavano loro stessi per convertire alla nuova religione tutti i seguaci della vecchia. Come fece Carlo Magno e come fecero ancora i Cavalieri Teutonici (che molto conservavano del vecchio guerriero germanico, infatti combattevano anche loro quasi in preda alla furia sfidando la morte per raggiungere il paradiso) che lottarono sia contro i musulmani e sia per fare abbandonare il paganesimo alle ultime tribù del Baltico che lo avevano mantenuto fino al basso medioevo.

Ironia della sorte…


www.bluedragon.it

WEBGRAFIA:
it.wikipedia.org/wiki/Berserker_(vichingo)
www.laviadelnord.net

BIBLIOGRAFIA:
Cristophe Levalois – Il simbolismo del Lupo
Christian Sighinolfi – I Guerrieri lupo nell’Europa Arcaica

Inoltre:
(per la parte sui cavalieri teutonici)
Franco Cuomo – Gli Ordini Cavallereschi
(per la parte sul concetto d’ira greco)
F. Codino – Introduzione ad Omero

mercoledì 14 dicembre 2011



I botti sono colpevoli ogni anno della morte di migliaia di animali per stress, spaventi, incidenti e assideramento. La sensibilità uditiva degli animali è talmente sviluppata, che il rumore provocato dallo scoppio dei fuochi artificiali e dei petardi gli causa un vero e proprio dolore. Cani, gatti, uccelli, animali selvatici scappano in preda al panico, sono disorientati, si divincolano o muoiono d’infarto. Molto spesso, inoltre, muoiono assiderati dal freddo, nell’impossibilità di ritrovare il proprio riparo. Gli uccelli schizzano fuori dai nidi per lo spavento e urtano contro alberi o edifici rischiando di ferirsi e di morire. Le fughe degli animali hanno, spesso, conseguenze anche per l’uomo. E allora fai come noi, brinda alla vita!...perchè il Capodanno sia un giorno di festa per tutti, animali compresi! Buon 2012 ☺!!!

martedì 13 dicembre 2011

44 Days of Witchery Modern Witch Lague ©

44 Days of Witchery
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6- Air Element

L'elemento aria è l'energia vitale che è stata associata al respiro, cio' che gli yogi chiamano "prana" e i taoisti chiamano "chi".
L'Aria è il respiro della vita, è l'etere, è ciò che tutto avvolge, permea e mette in comunicazione.
L'Aria circola e penetra la Terra, fa bruciare il Fuoco, aderisce all'Acqua con cui si mescola.
Essa è fluida, impalpabile, leggera, volatile, diffusa.
E' libera e disponibile, esposta a tutti i contatti e le influenze.

L'aria trasporta, solleva, dilata e, dell'uomo che non accetta costrizione si dice "Libero come l'aria".
All'Aria appartiene tutto il mondo delle idee archetipiche posto dietro il velo del mondo fisico, l'energia del pensiero. Mentre il fuoco spinge a volere qualcosa che gia' esiste, l'aria è concentrata sulle teorie, sulle idee che non si sono ancora materializzate, e così facendo esercita il suo ruolo nella realizzazione del creato, poiché tutto cio' che esiste deve prima essere pensato.

Essa riguarda dunque tutte le facolta' dell'intelletto e della mente: la parola, l'arte, il pensiero astratto, l'immaginazione, la musica, il canto, la risata, la scrittura, la poesia, l'ispirazione. Di conseguenza tutto il mondo della comunicazione, la socievolezza, gli scambi culturali, la mobilita', l'espansione, il mutamento, il gioco e lo scherzo, la flessibilità, la leggerezza nelle cose.

I tre segni zodiacali corrispondenti all'aria ne rappresentano le tre dimensioni principali: il respiro (Gemelli), lo spazio (Bilancia) e la vibrazione sottile, l'etere (Acquario).

Quando la luna nel calendario lunare si trova nei segni d'aria (Gemelli, Bilancia, Acquario) tutte le opere e i riti basati sull’aria e sulla luce hanno migliore riuscita: spolverare, arieggiare, fare escursioni, purificare l'etere con incensi e aromi (in luna calante).
Le parti delle piante corrispondenti a questi giorni sono i fiori.

Simboli:
L'Aria è Yang, come il Fuoco, elemento attivo di polarità maschile.
La sua direzione è l'Est, e
lo strumento la spada.
In natura l'aria si esprime attraverso i venti, e tutte le creature alate (uccelli, farfalle, libellule) sono sotto la sua protezione.
I suoi fiori sono il fiordaliso, la primula e i fiori di primavera.
Le Dee dell'elemento Aria sono Iside, Nike, Arianrhod e Aurora;
gli Dei Mercurio, Thoth, Quetzalcoatl.
Le silfidi sono i suoi spiriti elementali.
L'aria è rappresentata dai colori blu, oppure dall'oro del sole.
Fra le stagioni l'aria è posta in relazione con la primavera,
l'ora del giorno a cui è associata è l'alba del mattino.
Le gemme ne sono lo zaffiro blu e l'azzurrite.
A livello teosofico l'Aria è rappresentata con un disco celeste.
A livello iconografico, nell'illustrazione e nell'arte, da Giunone o dal Pavone.
Nei Tarocchi è rappresentata dal seme di spade.
Nel simbolismo indù e buddista l'Aria è rappresentata da una Luna Falcata.
Il termine sanscrito che indica l'aria è Vayu.
Segni zodiacali: Gemelli, Bilancia, Acquario

Magia di Aria
Si ricorre alla magia dell'Aria ogni volta che si cerca ispirazione, comunicazione o una mente ben focalizzata (per lo studio, gli scritti ecc.). Il modo piu' semplice per entrare in contatto con questa energia é respirare, come fosse una meditazione, e cantare.

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5- A favourite God.

CERNUNNOS

Cernunnos è una figura di dio spesso presente nei siti archeologici ritenuti celtici, lo stesso nome "Cernunnos" significa "colui che ha le corna". E' stato ritrovato un monumento dedicato da alcuni marinai di Parigi (sotto il regno di Tiberio) con questo nome iscritto sopra la testa di un dio, con la barba da vecchio, calvo e con corna di cervo, e da queste pendono due torques. Oltre alle corna di cervo, il dio presenta anche orecchie dello stesso animale. Anche se l'accostamento del nome "Cernunnos" all'immagine del dio con le corna si ritrovi solo su questo monumento, esso è servito per identificare molte altre immagini di dèi con corna di cervo realizzate sia prima che dopo l'occupazione da parte dei romani dei territori celtici.

La figura di Cernunnos, a differenza della maggior parte delle altre divinità celtiche, compare già nel periodo celtico preromano. La prima immagine conosciuta è l'incisione rupestre di Paspardo, si trova in Val Camonica, risalente al IV sec. a.C., in questa figura un dio con le corna da cervo, indossa un torquis ad ogni braccio ed è presente anche un serpente con corna d'ariete e da un piccolo devoto col pene eretto. Sul Calderone di Gundestrup, databile al II - I sec. a.C., Cernunnos ha le gambe incrociate, due torques e corna di cervo; è affiancato da un cervo, un serpente con corna d'ariete e diversi altri animali.

Quindi, già a partire dall'epoca preromana, è possibile riscontrare delle connessioni con derminati simboli (il cervo, il serpente con le corna d'ariete, i torques e la fertilità) che si manifesteranno poi chiaramente nelle immagini comuni del mondo romano-celtico.

In Britannia due sono le raffigurazioni del dio con corna di cervo che suscitano maggior interesse. La prima, da Cirencester, è un piccolo rilievo del dio, che al posto delle gambe ha due grandi serpenti con corna d'ariete che alzano la testa e mostrano la lingua, vicino a due borse piene di monete ai due lati del dio. La seconda si trova su una moneta d'argento celtica (scoperta a Petersfield, nell' Hampshire, databile intorno al 20 d.C.); essa mostra sul retro la testa di un personaggio con corna di cervo e fra queste vi è una ruota solare.

Nelle raffigurazioni rinvenute in Gallia viene presentato il simbolismo più sorprendente poichè in queste il dio è il signore degli animali (come sul Calderone di Gundestrump) e divinità della fertilità, dell'abbondaza e della rigenerazione. Basandoci sulla distribuzione geografica, possiamo dire che Cernunnos era più popolare nella Gallia centro-nord, d'altro canto era venerato anche nella regione del Charente della Francia occidentale, a Saintes e in Britannia.

Su un rilievo di Sommerècourt (Haute-Marne), il dio è ritratto mentre nutre da una scodella di pappa d'avena che ha in grembo un serpente con corna d'ariete; sul capo vi sono dei buchi per poter inserire delle corna di cervo (reali o di metallo).

L'immagine si rirpropone a Etang-sur-Arroux in Borgogna su una statuetta di bronzo, che presenta l'aggiunta di due teste attaccate a quella centrale del dio. Con questo particolare Cernunnos viene collegato a quel gruppo caratteristico di figure a tre teste o a tre facce comuni tra i Remi e altrove. Cernunnos viene associato al simbolismo del numero tre in altre parti della Borgogna: a Beaune il dio, pur non mostrando lui stesso segni di triplicità, è affiancato in un rilievo su pietra da una figura con tre facce, mentre non distante, a Nuits-Saint Georges ha tre facce. In entrambi i monumenti è il simbolo della fertilità a essere dominante. La presenza di corna staccabili fa presumere probabilmente un rituale stagionale, secondo il quale le corna venivano inserite o rimosse ad imitazione della crescita primaverile e della caduta autunnale di quelle del cervo.

Nella stessa Gallia vi sono altre immagini che rafforzano il legame del dio con gli animali sia con il simbolismo dell'abbondanza: su un rilievo a Reims, Cernunnos appare seduto a gambe incrociate, al suo fianco appaiono le figure di Apollo e Mercurio. Dalla sacca che ha in grembo fuoriescono chicchi di grano o monete, mangiati dal cervo e dal toro che sono ai suoi piedi; un topo acquattato sul timpano sopra la sua testa indica forse il legame del dio con l'oltretomba.

Cernunnos è uno degli esempi più singolari di divinità celtica semi-zoomorfa, così straordinariamente affine agli esseri che passano magicamente dalla forma umana a quella animale comeni nella lettaratura in vernacolo. C'è un forte legame con il cervo e questo è confermato dall'adozione delle corna ramificate e, a volte, degli zoccoli e delle orecchie di questo animale. Un altro animale che spesso affianca Cernunnos è il serpente, spesso con corna d'ariete, che si avvolge intorno al suo corpo, mangia dalla sua mano e a Cirencenster, si fonde con la stessa immagine del dio. Il cervo è un animale dei boschi, veloce e sessualmente aggressivo mentre il serpente era simbolo di rinnovamento e di rigenerazione. In molte raffigurazioni Cernunnos appare con le vesti del dio dell'abbondanza e della fertilità, con frutta, cornucopie, scodelle piene di soldi o di grano. Per la sua posizione spesso raffigurata a gambe incrociate, si può supporre che fosse vicino alla gente comune: gli autori classici annotarono infatti che, generalmente, i Galli sedevano per terra.

Infine, Cernunnos era soprattutto signore degli animali. Oltre al cervo e al serpente, egli è spesso ritratto in compagnia di animali diversi, selvaggi e domestici, ad esaltazione del suo simbolismo di dio della natura selvaggia e di quella domata, della fecondità e della benevolenza nei confronti di ogni creatura. Il suo intimo rapporto con il mondo animale è evidenziato innanzitutto dalla sua stessa immagine di uomo-dio e bestia.

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5- A favourite Goddess.


HEL
Nella mitologia norrena, Hel o Hella (tradotto a volte come Nascosto altre volte come Morte) è la dea degli Inferi, figlia di Loki, dio dell'inganno, e di Angrboða, una gigantessa.

Suoi fratelli sono Fenrir il lupo e Jormungand il serpente marino. Si narra che quando venne al mondo la malattia colpì per la prima volta l'umanità e che lei stessa portò nel mondo dei vivi il dolore e la disperazione.

Dunque, quando Odino venne a conoscenza che il perfido Loki aveva avuto dei figli, li bandì nei più remoti angoli del creato, perché facessero il meno danno possibile. Nonostante il regno che Odino le diede fosse gelido e orribile, Hel ne fu contenta e gli diede, in ringraziamento, una coppia di corvi: Huginn e Muninn. Odino le diede potestà su tutti coloro che il Valhalla non avesse accolto e dunque divenne regina dei morti senza onore, per malattia, incidente o vecchiaia, dei traditori e dei criminali. Fu grazie a questo che riuscì ad ottenere uno sposo di sangue reale, il re svedese Dyggve, morto di morte naturale.

Il regno di Hel è omonimo alla dea (in modo analogo all'Ade greco). Si tratta di un luogo gelido al quale si accede attraverso la grande caverna Gnipahellir custodita dal feroce segugio Garmr. Superata la caverna, i defunti attraversano il fiume Gjöll sopra un ponte d'oro custodito dalla gigantessa Moðguðr. Reggia di Hel è il palazzo Éljúðnir nel quale vengono accolte le anime. In un luogo separato, detto Náströnd, le anime degli assassini e dei traditori vengono torturate allo scopo di costruire la nave Naglfar (Nave di Unghie) sulla quale i morti torneranno per combattere nel giorno del Ragnarök.

Hel ha due servitori: Ganglati (pigro), Ganglöt (sciatta).

Hel esce raramente sulla terra, ma quando lo fa porta sventura e malattia: passa per le strade e nei villaggi e la gente di ammala all'improvviso. Se spazza la strada con un rastrello vi saranno sopravvissuti, se invece ha una scopa moriranno tutti.

Hel viene descritta come una donna in qualche modo duplice: con metà viso nero o cadaverico e l'altra metà normale. Questo potrebbe rispecchiare l'iter della sua figura nella mitologia. Nei tempi più antichi, infatti, Hel fu la grande madre dea terra, che sfama gli affamati e dà loro ristoro, ma successivamente divenne molto simile ad un Plutone femminile e il suo regno divenne paragonabile all'Ade greco. Alcuni tratti della dea hanno suggerito a diversi studiosi di metterla in relazione con le caratteristiche di Parvati-Kalì o di Persefone o, ancora, di Ecate.

Va inoltre notato che l'iter del pantheon norreno mostra i chiari segni di una passata predominanza femminile, comune a moltissimi culti in tutto il mondo, che cede il passo al dominio della figura maschile. La figura femminile diviene figlia dell'inganno, portatrice di caos, di inarrestabile furia distruttrice e sede di una legge terribile e incomprensibile al comune senso umano. La figura maschile viene a rappresentare il razionale, la legge comprensibile, il valore in battaglia. Questo passaggio diviene molto marcato in concomitanza con l'incontro con il Cristianesimo che sostiuirà, nei vari Pantheon, le dee femminili con Maria, madre di Dio, cardine di salvezza da ogni sventura.